Manuel Felisi Official Site | MARIA FLORA GIUBILEI
Manuel Felisi
Official Site

MARIA FLORA GIUBILEI

 

under translation

Ibernare l’arte?

A giudicare dai commenti scritti nel libro degli ospiti della Galleria d’Arte Moderna, il percorso tra le sue collezioni offre ai visitatori, per la bellezza delle opere e del suo allestimento, momenti catartici, ristoratori di umori e di stati d’animo, persino estatici. Costretti da mala tempora che in Italia mettono all’angolo arte e cultura con pervicace assenza di programmi e investimenti pubblici, oggi la proposta culturale invece s’indurisce. Accanto alle trine poetiche delle evocazioni naturali di Manuel Felisi, ai sottili e inquieti simbolismi delle sue tele trasfusi in una polimatericità stratificata, delicata filigrana che fi-ordisce tra memoria, sogno e realtà, il visitatore si troverà di fronte a una scelta radicale, spietata e persino drammatica. E forse si irriterà, forse sobbalzerà per la sorpresa irrituale.

Una scelta di campo e di vita – quella più archetipica, più sintonica con l’essenza della natura si racconta in tutte le opere di Felisi, ora felicemente inserita nel contesto di Nervi – che riflette sul destino del patrimonio artistico con la lungimiranza profetica di chi davvero, per mestiere e sensibilità, riesce a leggere il suo tempo in profondità, a cogliere messaggi inaccessibili ai più. Motu proprio, senza consultarsi coi dirigenti e con gli organi di tutela, pronto o sostenere ogni responsabilità, la direttrice del museo raccoglie quindi la coraggiosa proposta dell’artista-profeta: costruire una cella frigorifera nella prima sala espositiva e congelarvi, sottozero, alcune opere per garantire ai posteri una parte di quel patrimonio così ignorato dalle istituzioni da essere condannato a irreversibili perdite. Sì, opere ibernate come i ricchi malati terminali americani, tra l’Arizona e il Michigan, con la speranza di rivivere un giorno.

Costretta da Felisi a due vincoli – solo venti opere, come i gradi del congelamento, e misure subordinate alle dimensioni della cella – la direttrice ha dunque compiuto, come in un film, una doppia scelta dolorosa: precludere alla vista i pezzi più importanti destinati all’ibernazione e, al contempo, “abbandonare” tutte gli altri al loro destino.

Alla crionica è dunque affidato il percorso che, tra il Romanticismo di primo Ottocento e il Realismo di metà Novecento, tra il Ritratto di Nicolò Paganini di Palagio Pelagi e i Contadini al lavoro di Renato Guttuso, restituisca ai posteri, una sintesi del patrimonio della Galleria grazie a nodali personalità di artisti, a materie e tecniche diverse, con evocazione di avanguardie, collezionisti, mostre, storie di un territorio e di una nazione, temi e generi. Biancanevi addormentate di una favola antica, le venti opere sparite dalle sale della Gam si fanno riconoscere solo dai numeri di inventario sugli imballaggi, al di là del vetro di una cella d’arte, glaciale antidoto di un presente ingrato e ignorante.

giubilei-6030

Details