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Meno Venti

Sono meno venti o più venti le opere della collezione della Galleria d’Arte Moderna di Genova Nervi, sottratte da Manuel Felisi, congelate nel frigorifero dell’arte e installate nelle sale espositive della pinacoteca? Sono meno venti se il problema di stabilire la valenza del gesto artistico rimane centrato sulla sottrazione, cioè sul togliere, inteso come momento negativo, segno “meno” utilizzato per sminuire i meriti di un’epoca o dei suoi maestri protagonisti della pittura dello scorso secolo. Al contrario, la sostituzione di venti tele e l’inserimento di altrettante comporta anche un’addizione, un segno “più” inteso come valorizzazione e aggiunta di nuovi meriti. In realtà questo aggiungere e togliere raddoppia la posta, mette in discussione quaranta opere e stimola il nostro pensiero a compiere delle elucubrazioni filosofiche; costringe le nostre facoltà mentali a ripensare le cose, a far funzionare la ragione e il sentimento, insinuando rimandi a collegamenti storici, estetici, sociali, culturali, epocali, spirituali, politici.

Non è cosa da poco oggi che il segno dei tempi impone di “passare” velocemente sulle cose senza approfondimenti o soste, scivolando verso un “dove non so, ma un posto ci sarà…” per dissipare immagini, gesti, pensieri, rapporti interpersonali. Sembra che il nostro il tempo dell’estetica non trovi più le regioni dell’etica, che vive in territori riflessivi per antonomasia, paesaggi lunghi e profondi, da percorrere insieme o da soli, ma sempre con la convinzione che in questo camminare speculativo, cui attingono poeti, artisti, miti, eroi, semplici cantori adombrati tra la gente comune, saranno finalmente riscoperti i tesori nascosti tra i giacimenti aurei della conoscenza, e l’umanità potrà ripercorrere la via smarrita nel labirinto del Minotauro.

L’installazione allestita da Manuel Felisi è costituita da una cella frigorifera colorata di bianco, caratterizzata da una parete vetrata che consente di vederne l’interno dove, opportunamente protetti nelle scatole di legno, sono stati stoccati i quadri rimossi dalle pareti della galleria. Una porta laterale consente l’accesso ai carrelli trasportatori, mentre sul tetto è collocata l’unità di condensazione e un display luminoso segnala che siamo a giunti a meno venti. Venti brani musicali, che spaziano da Fabrizio De Andrè ai Pink Floyd, particolarmente vicini ai ricordi e alla sensibilità dell’artista, diventano il sottofondo fluido per navigare nelle reminiscenze sollevate da questo particolare reliquario, moderna Arca tecnologica costruita per sbarchi nel tempo futuro.

La provocazione lanciata da Manuel Felisi è una fredda sfida razionale, che ha bisogno di essere animata con la partecipazione e la passione delle emozioni, ripercorrendo le teorie dei media di Marshall McLuhan. Meno venti richiama inevitabilmente la richiesta di un’aggiunta numerica, in una quantità uguale ma di segno contrario per raggiungere l’equilibrio dello zero, punto centrale e cardine della dinamica dell’arte, uovo filosofico che raccoglie in sé la discendenza e dialoga con le informazioni genetiche trasmesse alchemicamente dagli antenati, di cui abbiamo ereditato l’incarico di consegnare ai posteri gli sviluppi evolutivi della vita programmati dalle origini, utilizzando la nostra persona.

Ora possiamo affermare che il compito dell’arte è seguire e investigare tra le tracce del genoma, sollecitando la consapevolezza della memoria in direzione dell’avvenire, imboccando la strada, solo apparentemente difficile, che Manuel Felisi ci propone. Ecco che i nomi e le tele degli artisti congelate rinascono a nuova vita, con significati, attualizzati da chi è destinato a ereditarli e riletti alla luce delle vicende contemporanee. Pelagio Palagi, Ippolito Caffi, Domenico Induno, Ernesto Rayper, Tammar Luxoro, Santo Varni, Nicolò Barabino, Domenico Pasquale Cambiaso, Giulio Monteverde, Rubaldo Merello, Eugenio Baroni, Domenico Guerello, Francesco Messina, Edoardo De Albertis, Arturo Martini, Filippo De Pisis, Felice Casorati, Fillia, Renato Guttuso: una sfilza di personaggi, spesso dimenticati nelle pinacoteche e dalla nostra cultura, invece si presentano a noi con la forza del loro Genio, attivato come nella lampada di Aladino che quando viene strofinata.

Un’operazione simile Manuel Felisi l’aveva già impostata con l’opera 1861-2011, anch’essa in mostra in questa manifestazione, realizzata in concomitanza con le celebrazioni dell’Unità d’Italia. Centocinquanta tombe fiorite, fotografate e scelte tra quelle esposte al Cimitero Monumentale di Milano e quello di Lambrate – e il rimando alla necropoli genovese di Staglieno è immediato, tanto più in una sala dedicata alla ritrattistica altoborghese – , sono diventate il soggetto di altrettante tele elaborate con una tecnica pittorica mista, che oltre all’uso dell’acrilico prevede la sovrapposizione di garze, tessuti, carte e fotografie stampate in assenza di bianco.

Le piante e i fiori interpretano la sua poetica, in ognuna delle parvenze espressive utilizzate per indagare le possibilità di emanciparsi dalla repressione silenziosa e mediatica, adottata da un sistema che nega la natura a favore di una realtà virtuale con cui rimpiazza il mondo reale. Infatti, l’altra collezione di quadri presente in questa mostra da Manuel Felisi nelle sale della Galleria d’Arte Moderna, ha per soggetto gli alberi, quasi tutti piantumati al Parco Lambro, area verde e luogo di ispirazione limitrofo alla casa in cui risiede l’artista .

Manuel Felisi è un fiero cittadino di Lambrate, quartiere operaio della periferia milanese al centro delle dinamiche e dei contrasti di trasformazione di una stordita metropoli lombarda, che in nome di un’alienante modernità ha voluto cancellare la storia del suo territorio. Vagheggiando nell’alcolismo culturale degli aperitivi della Milano da Bere, e da consumare preferibilmente nella zona di Brera, per attenuare con la parvenza intellettuale il senso di colpa, la città nel giro di un secolo ha perpetrato l’enorme patrimonio storico istituito intorno ai navigli di Leonardo. E’ certo che tra le onde dei nuovi Venti risorgimentali l’arte di Manuel Felisi si inserisce con continuità in quel filone critico che nella natura trova il riscatto dalle angherie sociali, come di fatto mostrano le opere dei pittori in esposizione permanente nelle collezioni dei musei di Genova Nervi.

d'amico6030

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