Manuel Felisi moves confidently in the different fields of making art, from painting, to photography till installation tecniques, always telling the same theme, the dimension of Time.
“The Time” could be described as “the Theme”, because everyone of us is involved; our being in there, is: Time that changes things through its passage, preserves them or either makes them dissolve.

There are different ways to tell this story; Felisi does it in a “kind” way, without being trapped in nostalgia, and, on the contrary, covering the dimesion of time, with poetic and emotional inspiration.
His works are made of several materic layers, always joined chasing the same scientific order, like following a ritual, from painting to print, yet without being mechanical, but always succeded with extreme involvement.

Time is the main character from many points of view: time like a necessary measure to create the work itself. The short-lived time, almost frozen, of the photographic instant, the digitally-processed shot, therefore printed with the absence of white on a previously prepared canvas, is like a seal capable of holding inside the work all the “Times” which can possibly be described. A photograph that ceases to be a simple shot of people, places, objects becomes a collective memory.
Besides “Time” as ideal and universal category, which rules life, beats the rithm and changes things and people.

There is, lastly, a further vision which the artist inquires throughout his work: it is the necessary time to make use of this language, the exact instant in which we relate ourselves with sounds, noises, smells, colors, thoughts that the installation allows us to experience with our senses and mind, that unique and unrepeatable moment in Space and Time.

Unique and unrepeatable, different for everyone, is the sense of brightening which the vision or the partecipation to Felisi’s work communicates; it is difficult, watching his work, being pessimistic or experiencing sadness, because a sort of magic vitality animates even his most touching subject matter.

Manuel Felisi si muove con disinvoltura nei diversi ambiti del fare artistico, dalla pittura, alla fotografia fino alle tecniche dell’installazione per raccontare sempre di uno stesso tema, il Tempo; si potrebbe definire “il tema”, perché riguarda tutti noi, il nostro esserci; il tempo che con il suo passare cambia le cose, le preserva o le fa dimenticare. Ci sono molti modi per raccontarlo, Felisi lo fa in maniera “gentile”, senza mai cadere nella trappola della nostalgia, al contrario ricoprendolo di un afflato poetico ed emozionale. Le sue opere sono composte da strati di materiali diversi uniti seguendo sempre lo stesso ordine scientifico, come a seguire un rituale, dalla pittura alla stampa, eppure mai davvero meramente meccanico, perché “partorito” con estremo coinvolgimento, ogni volta. Protagonista è il tempo da molti punti di vista: il tempo come misura, quello necessario, per creare l’opera stessa; il tempo brevissimo, quasi immobilizzato, dell’istante dello scatto fotografico; la fotografia elaborata digitalmente e poi stampata in assenza di bianco sulla tela precedentemente preparata è come un sigillo in grado di racchiudere dentro l’opera tutti i ” tempi”che è in grado di raccontare; una foto che cessa così di essere un semplice scatto a persone, luoghi, oggetti e diventa memoria collettiva. Inoltre il tempo come categoria ideale e universale, che governa la vita, ne scandisce il ritmo e modifica cose e persone. C’è infine un’ulteriore visione del tempo che l’artista indaga ricorrendo a installazioni artistiche: è il tempo contemporaneo alla fruizione delle stesse, l’attimo presente in cui ci relazioniamo a suoni, rumori, odori, colori, pensieri che l’installazione ci consente di esperire attraverso i sensi e la mente; quell’attimo unico e irripetibile nello spazio e nel tempo. Come unico e irripetibile, diverso in ognuno, è il senso di rasserenamento che la visione o la partecipazione alle opere di Felisi è in grado di trasmettere; difficile davanti alle sue opere essere pessimisti o provare tristezza, perché una qualche magica vitalità anima anche i suoi soggetti più toccanti.

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